22 aprile 2019

Barrisce come un elefante il braccialetto che “ti fa vedere”

Immagine: foto di Monica Gori che mostra dalle sue mani il dispositivo

Il dispositivo permette agli ipovedenti di giocare e muoversi in libertà. Creato dalla studiosa aretina, indica in tempo reale la posizione. 

L’invenzione

I suoni sono i più strani. Una bomba che esplode. Il ronzio della zanzara che per la maggior parte di noi è fastidioso. Non per i bimbi ciechi che si devono portare al polso il braccialetto sonoro. Hanno la “voce” del cane, dell’acqua, del cavallo, degli uccellini, dell’elefante (il barrito). Perfino delle unghie che grattano il vetro. Eppure sono questi i suoni che i bimbi non vedenti hanno scelto. Che vogliono sentire quando indossano il braccialetto che consente di muoversi insieme agli altri. E di giocare. Anche a Un, due tre.. stella o Acchiappino
Il braccialetto che restituisce la libertà (di movimento) e non solo è un’idea e un’invenzione di Monica Gori, psicologa toscana, scienziata dell’Istituto italiano di Tecnologia di Genova che, dopo 4 anni di lavoro al Cnr di Pisa, oggi guida una super squadra di inventori (metà ingegneri e metà psicologi esperti di tecnologia multisensoriale e riabilitativa) impegnati a rendere a portata di tutti la conoscenza. E ad abbattere le barriere (non solo architettoniche).

Questo progetto (coordinato da Monica Gori con Gabriel Baud-Bovy) è stato finanziato dall’Unione Europea con 2 milioni, per creare un sistema che «consente al bambino - spiega Monica Gori - di sapere sempre come è posizionato rispetto agli altri. E come gli altri sono posizionati rispetto a se stesso. Ci siamo domandati: “Come possiamo fare?” E ci siamo dati una risposta semplice: mettendogli un suono nel braccio». Bella forza, come se nessuno ci avesse pensato prima. Basta attaccargli un campanello al braccio. Fosse così semplice, l’avrebbero fatto da cento anni, anzi da prima. «Qui - riprende Monica Gori - entra in ballo come funziona il nostro cervello. Per percepire la posizione esatta è necessario che al cervello arrivi un’informazione esatta e costante, un suono invariato. Il campanello si muove con il braccio nello spazio e il suono che arriva al cervello non è preciso (e non indica più la posizione corretta in tempo reale)». Quindi serviva un dispositivo che indicasse al tempo stesso posizione esatta con un suono costante. «Per la scelta dei suoni - conclude la scienziata - abbiamo consultato i bimbi. I loro suggerimenti sono stati adottati, anche se a noi, in qualche caso, sono sembrati bizzarri. Ma la loro percezione è diversa dalla nostra». Ed è l’unica che conta.

Fonte: iltirreno.geolocal.it




 

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