21 agosto 2021

Tornare al lavoro dopo un infortunio. Quali sono i passaggi da seguire

uomo a sedere ad una scrivania con le stampelle appoggiate alla scrivania in primopiano

In seguito a un incidente che causa disabilità è possibile essere reintegrati nel proprio ruolo se le condizioni lo consentono, oppure ottenere una diversa mansione.

Un danno alla schiena, la perdita di una mano o di una gamba, una brutta frattura in seguito a un incidente avvenuto sul luogo di lavoro (o a una malattia professionale), possono rendere difficile, e in certi casi impossibile, tornare a fare il lavoro di prima. Ma la persona con una disabilità lavorativa non può essere condannata alla disoccupazione, il suo reinserimento professionale è un diritto. Il datore di lavoro, usufruendo di un finanziamento dell’Istituto nazionale assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail), ha l’obbligo, infatti, di garantire gli interventi necessari a reintegrare il lavoratore nella sua mansione: dai device sensoriali che permettono l’uso del computer, alle porte automatizzate, servizi igienici e ascensori accessibili, impianti domotici e adattamenti degli arredi in ufficio.

Impossibilità a svolgere le stesse mansioni

Non perde il lavoro, nè può essere tantomeno licenziato, neppure chi a causa delle ridotte capacità psico-fisiche non può tornare a svolgere le stesse mansioni: in questo caso il lavoratore ha diritto a una nuova occupazione, anche presso un’altra azienda. Lo stabilisce la legge 190 del 2014, che impegna l’Inail a rimborsare alle aziende la realizzazione di piani di superamento delle barriere architettoniche e di adattamento degli strumenti per consentire alla persona con una disabilità da lavoro di continuare a esercitare il suo mestiere, o anche di agevolarlo. Questo indipendentemente dalla gravità del danno e delle condizioni di salute: conta che la persona riscontri difficoltà motorie, sensoriali, di apprendimento e di relazione dovute all’infortunio lavorativo (o alla malattia professionale), che compromettono la sua prestazione lavorativa o ne rendono più faticoso lo svolgimento o l’accesso al luogo di lavoro.

Le regole

La legge prevede la parità di trattamento tra persone disabili e normodotate. Ma il diritto al reinserimento professionale dopo un evento lesivo, oltre a essere poco noto tra i cittadini, può talvolta incontrare la ritrosia dei datori di lavoro. Eppure «un’azienda accessibile a tutti, compresi i portatori di disabilità, ha senz’altro una competitività organizzativa maggiore» commenta Paolo Bandiera, avvocato e coordinatore del Gruppo di lavoro nazionale «Occupazione e disabilità» della Federazione italiana per il superamento dell’handicap (Fish). Il contributo offerto dall’Inail consente, tra l’altro, di adempiere a un altro obbligo per le aziende: «Tutte quelle con almeno 15 dipendenti fino a 35, anche se non prevedono nuove assunzioni — ricorda Bandiera —, sono tenute per legge ad assumere un lavoratore con disabilità, due se hanno da 36 a 50 occupati. Mentre nelle aziende con un numero superiore di dipendenti i portatori di disabilità devono rappresentare il sette per cento del personale».

I finanziamenti

Sono previsti fino a 150mila euro a fondo perduto per ogni progetto personalizzato. Di questi, 135mila euro sono destinati agli interventi di superamento o abbattimento delle barriere architettoniche (come inserimento di rampe o di dispositivi di sollevamento verticale, adeguamento dei percorsi verso la postazione di lavoro, accessibilità di ascensori e servizi igienici, modifica o automazione delle porte o degli infissi, interventi domotici) e agli adattamenti degli arredi della postazione di lavoro, degli strumenti (anche informatici) e dei mezzi usati per eseguire la propria mansione. Gli altri 15mila euro (l’importo rimborsabile deve essere pari al 60 per cento dei costi sostenuti dall’impresa) servono per istruire la persona con disabilità all’utilizzo della nuova attrezzatura, per la sua formazione e per il servizio di guida e supervisione della sua attività. Il datore di lavoro può richiedere, per una volta soltanto, un anticipo fino al 75 % della spesa complessiva rimborsabile per la realizzazione dell’intero pacchetto degli interventi. E fino alla fine dei lavori, per un anno al massimo, riceve dall’Inail il 60% della retribuzione versata al lavoratore con disabilità.

I destinatari

Tutti i lavoratori con disabilità da lavoro muniti di assicurazione Inail possono beneficiare degli interventi finalizzati al reinserimento lavorativo. Possono essere sia dipendenti (o con contratto di lavoro parasubordinato), a tempo determinato e indeterminato, sia autonomi (ma non in caso di reintegro con mansione diversa), che dopo un infortunio sul lavoro (o durante il tragitto casa-lavoro) o una malattia professionale hanno riportato un danno fisico, psichico o sensoriale, che limita la resa lavorativa o la rende più difficoltosa. Si sono ritrovati sulla carrozzina, senza un arto, con un disturbo al sistema nervoso o al sistema muscoloscheletrico. Ne sono un esempio il camionista precipitato da una scarpata che ha subìto l’amputazione della gamba, l’operaio che cadendo da un ponteggio ha riportato una lesione midollare, ma anche chi ha perso la mano per un incidente avvenuto nel proprio pastificio o chi non può più guidare il trattore a causa di ernie al disco dovute proprio all’uso prolungato del mezzo.

Idoneità

Non è indispensabile che il medico del lavoro o il servizio di prevenzione dell’Asl rilasci al lavoratore un giudizio di idoneità parziale (temporanea o permanente) o di assoluta inidoneità alla mansione specifica. Per ottenere gli adeguamenti necessari al reinserimento lavorativo, precisa l’Inail nella circolare 34 dell’11 settembre 2020, è sufficiente che con la sopraggiunta disabilità risulti più faticoso e più difficoltoso fare il proprio lavoro, pur restando idonei all’impiego. In questo caso l’accertamento dei danni fisici o mentali e delle conseguenti limitazioni funzionali del lavoratore è di competenza dell’Inail. Ovviamente, il riconoscimento della disabilità da lavoro dovrà basarsi su una pregressa denuncia di infortunio inviata dal datore di lavoro all’Ente. «In situazioni di grave svantaggio — suggerisce l’avvocato Bandiera —, a prescindere dalla tipologia di disabilità, si consiglia al lavoratore di inoltrare la domanda di riconoscimento dell’handicap all’Inps, che ai sensi della legge 104 dà diritto di ottenere tre giorni di permesso dal lavoro ogni mese e riposi giornalieri di una o due ore regolarmente retribuiti».

Esclusioni e richieste

Sono esclusi dalle agevolazioni per la reintegrazione lavorativa i soggetti non qualificabili come lavoratori in senso stretto, anche se tutelati dall’Inail, come studenti e casalinghe, nonché i dipendenti pubblici assicurati attraverso il sistema della gestione per conto dello Stato, sempre attuato presso l’Inail («per i quali le prestazioni erogate sono a carico del bilancio delle amministrazioni statali interessate» secondo la circolare 51 del 2016). Il cittadino interessato o il datore di lavoro devono fare richiesta alla sede territoriale Inail di poter beneficiare degli interventi necessari al reinserimento lavorativo. Dopo aver verificato i requisiti, l’Inail elabora un progetto di reintegro personalizzato e condiviso con l’azienda, sulla base dell’analisi dei bisogni e delle esigenze concrete del lavoratore disabile.

di Chiara Daina

Fonte: Corriere.it

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