Classificazione internazionale del funzionamento, disabilità e salute (ICF)

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha elaborato nel 2001 uno strumento di classificazione che analizza e descrive la disabilità come esperienza umana che tutti possono sperimentare. Tale strumento, denominato ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, Disabilità e Salute,) propone un approccio all’individuo normodotato e diversamente abile dalla portata innovativa e multidisciplinare.
All'elaborazione di tale classificazione hanno partecipato 192 governi che compongono l' Assemblea Mondiale della Sanità , tra cui l'Italia, che ha offerto un significativo contributo attraverso una rete collaborativa informale denominata Disability Italian Network (DIN), costituita da 25 centri dislocati sul territorio nazionale e coordinata dall'Agenzia Regionale della Sanità del Friuli Venezia Giulia.
L’ICF si delinea come una classificazione che vuole descrivere lo stato di salute delle persone in relazione ai loro ambiti esistenziali (sociale, familiare, lavorativo) al fine di cogliere le difficoltà che nel contesto socio-culturale di riferimento possono causare disabilità.
Attraverso l’ICF si vuole quindi descrivere non le persone, ma le loro situazioni di vita quotidiana in relazione al loro contesto ambientale e sottolineare l’individuo non solo come persona avente malattie o disabilità, ma soprattutto evidenziarne l’unicità e la globalità. Il linguaggio utilizzato è un linguaggio standard ed unificato, al fine di evitare fraintendimenti semantici e di facilitare la comunicazione fra i vari utilizzatori in tutto il mondo.

Gli scopi:
L’ICF è una classificazione che ha diversi scopi e può essere utilizzata in discipline e settori diversi.
I suoi scopi possono essere così sintetizzati:

  • fornire una base scientifica per la comprensione e lo studio della salute, delle condizioni, conseguenze e cause determinanti ad essa correlate;
  • stabilire un linguaggio comune per la descrizione della salute e delle condizioni ad essa correlate allo scopo di migliorare la comunicazione tra i diversi utilizzatori (quali operatori sanitari, ricercatori, esponenti politici, popolazione, etc...);
  • rendere possibile il confronto fra dati raccolti in paesi, tempi e ambiti disciplinari diversi;
  • fornire un sistema di codifica sistematico per i diversi informativi sanitari.


L'utilizzazione dell'ICF consente da un lato il reperimento di informazioni sulla morbilità, sulla mortalità delle popolazioni, sugli esiti non fatali delle malattie e di comparare tali dati in momenti diversi e tra diverse popolazioni, e dall'altro favorisce la realizzazione di interventi in campo socio-sanitario in grado di migliorare la qualità della vita delle persone.

La struttura:
Le informazioni fornite dall’ICF descrivono situazioni relative al funzionamento umano e alle sue restrizioni.

L’ICF organizza le informazioni in due parti:

  • la prima parte si occupa di Funzionamento e Disabilità;
  • la seconda riguarda i Fattori contestuali.
     

La prima parte è costituita dalla componente Corpo, che comprende due classificazioni (una per le Strutture Corporee e una per le Funzioni Corporee), e dalla componente Attività e Partecipazione, che comprende l'insieme delle capacità del soggetto in riferimento allo svolgimento di un determinato compito nell'ambiente circostante. Ciascuna componente viene codificata attraverso codici alfanumerici e qualificatori che denotano l'estensione o la gravità delle menomazioni a carico delle funzioni e delle strutture corporee e delle capacità del soggetto nell'eseguire determinati compiti.

Le componenti sopra descritte subiscono l'influenza di fattori ambientali, quali l'ambiente fisico e sociale in cui le persone vivono, nonché degli atteggiamenti con cui essi conducono la loro esistenza. Tali fattori possono infatti avere un'influenza positiva o negativa sulla partecipazione dell'individuo come membro della società, sulle sue capacità di eseguire compiti, sul funzionamento e sulla struttura del corpo.

Non vengono invece classificati i fattori personali (sesso, razza, età, educazione stile di vita etc...) a causa della loro grande variabilità culturale e sociale.

La classificazione ICF sottolinea l'importanza di analizzare la disabilità facendo riferimento ai molteplici aspetti che la denotano come esperienza umana universale, che tutti possono vivere nel corso della loro esistenza. La disabilità infatti non è solo deficit, mancanza a livello organico o psichico, ma è una condizione che va oltre la limitazione, che supera barriere mentali ed architettoniche. Essa rappresenta una condizione universale, e in quanto tale non è applicabile esclusivamente alle persone che non vedono, non sentono o che si trovano su una carrozzina.
L'ICF propone dunque un'analisi dettagliata delle possibili conseguenze sociali della disabilità avvicinandosi con umanità e rispetto alla condizione del disabile.

Gli aspetti innovativi:
Il primo aspetto innovativo della classificazione emerge chiaramente nel titolo della stessa. A differenza delle precedenti classificazioni, dove veniva dato ampio spazio alla descrizione delle malattie dell’individuo, ricorrendo a termini quali malattia, menomazione ed handicap (usati prevalentemente in accezione negativa, con riferimento a situazioni di deficit) nell’ultima classificazione l’OMS fa riferimento a termini che analizzano la salute dell’individuo in chiave positiva (funzionamento e salute).
L’ICF vuole fornire un’ampia analisi dello stato di salute degli individui ponendo la correlazione fra salute e ambiente, arrivando alla definizione di disabilità, intesa come una condizione di salute in un ambiente sfavorevole.
L’analisi delle varie dimensioni esistenziali dell’individuo porta a evidenziare non solo come le persone convivono con la loro patologia, ma anche cosa è possibile fare per migliorare la qualità della loro vita.

Il concetto di disabilità introduce ulteriori elementi che evidenziano la valenza innovativa della classificazione:

  • universalismo;
  • approcciointegrato;
  • modello multidimensionale del funzionamento e della disabilità.
     

L’applicazione universale dell’ICF emerge nella misura in cui la disabilità non viene considerata un problema di un gruppo minoritario all’interno di una comunità, ma un’esperienza che tutti, nell’arco della vita, possono sperimentare. L’OMS, attraverso l’ICF, propone un modello di disabilità universale, applicabile a qualsiasi persona, normodotata o diversamente abile.
L’approccio integrato della classificazione si esprime tramite l’analisi dettagliata di tutte le dimensioni esistenziali dell’individuo, poste sullo stesso piano, senza distinzioni sulle possibili cause.

Il concetto di disabilità preso in considerazione dall’Organizzazione Mondiale della Sanità vuole evidenziare non i deficit e gli handicap che rendono precarie le condizioni di vita delle persone, ma vuole essere un concetto inserito in un continuum multidimensionale. Ognuno di noi può trovarsi in un contesto ambientale precario e ciò può causare disabilità. E’ in tale ambito che l’ICF si pone come classificatore della salute, prendendo in considerazione gli aspetti sociali della disabilità: se, ad esempio, una persona ha difficoltà in ambito lavorativo, ha poca importanza se la causa del suo disagio è di natura fisica, psichica o sensoriale. Ciò che importa è intervenire sul contesto sociale costruendo reti di servizi significativi che riducano la disabilità.

Ultimo aggiornamento: 10.02.2016
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