Percorsi assistenziali innovativi per persone disabili

Con Delibera della Giunta Regionale n. 401/2015 sono stati approvati 37 progetti sperimentali di percorsi assistenziali innovativi per le persone disabili, presentati ai sensi della Delibera della Giunta Regionale n. 594/2014 (Avviso pubblico a presentare manifestazioni di interesse per l'attivazione di progetti sperimentali innovativi in materia di percorsi assistenziali per anziani, disabili e minori).
 
I progetti sono stati presentati da 23 Zone Distretto/Società della Salute della Toscana appartenenti a 11 Aziende USL con una  omogenea distribuzione rispetto alle tre Aree Vaste (n.12 progetti su area Nord Ovest, n. 14 su area Centro e n. 11 su area Sud-Est).
I soggetti attuatori sono cooperative, fondazioni, aziende pubbliche di servizi alla persona, soggetti privati, associazioni con  esperienza pregressa nell'assistenza ai disabili che mettono la propria capacità e professionalità a disposizione per proporre, in sinergia con l'Ente pubblico, nuovi modi di accompagnare le persone disabili.
 
Prevalentemente si tratta di progetti per l'ospitalità residenziale finalizzata a mantenere e stimolare le capacità e potenzialità delle  persone, attraverso soggiorni di varia durata temporale.
Tutti i progetti prevedono l'impiego di personale qualificato per lo svolgimento dell'assistenza e delle attività, come assistenti alla persona (OSA, OSS, ADB), educatori, animatori, volontari, coordinatori di progetto e, nel caso di disabilità medio-gravi, infermieri, specialisti e medici di medicina generale.
 
Le attività proposte variano dai laboratori artigianali, alle attività agricole, sportive e di partecipazione ad eventi ricreativi e culturali in ambiti di vita esterna, con forte coinvolgimento dei familiari e del volontariato e con particolare attenzione alla preparazione all'autonomia personale nella gestione delle attività di vita quotidiana.
 
I 37 progetti, nel complesso, propongono modelli assistenziali innovativi caratterizzati dai seguenti aspetti:
  • appartamenti protetti vicini al contesto relazionale e affettivo per avvicinare il disabile a una dimensione nuova e parallela a quella della famiglia;
  • fondazioni di partecipazione che sostengono progetti di residenzialità in autonomia quale strumento collettore di risorse della società civile e forma duttile di gestione delle esigenze individuali;
  • messa a sistema di progetti di autonomia già consolidati sul territorio a supporto di esperienze di coabitazione per disabili adulti privi di rete familiare;
  • promozione di vita indipendente per gruppi di persone secondo modelli domestico-familiari diversi da quelli che regolano le strutture residenziali;
  • appartamenti per la preparazione al “dopo di noi”;
  • laboratori per l'indipendenza: servizi di sollievo con orientamento alle autonomie, per periodi limitati come week end e soggiorni estivi, per sviluppare capacità di autodeterminazione in ambiente domestico e relazionale;
  • training e sviluppo delle autonomie: sostegno e accompagnamento alle famiglie nel percorso di crescita e acquisizione delle autonomie personali e lavorative dei ragazzi, anche attraverso attività di housing sociale per creare le condizioni di transizione naturale dal “durante a dopo di noi”.
 
Tra gli aspetti particolarmente innovativi di questi progetti vi sono:
  • la creazione di gruppi di auto-mutuo aiuto tra genitori la cui finalità non è soltanto la condivisione e la gestione delle emozioni, ma anche con funzione di supporto alla realizzazione dell’autonomia abitativa dei ragazzi in stretta collaborazione con i servizi pubblici del territorio;
  • la creazione di gruppi esperienziali per rendere fruibile reciprocamente il patrimonio informativo, culturale e personale di ciascuno, quali luoghi di transizione da una dimensione familiare ad una sociale di distacco, sia per i ragazzi che per i genitori;
  • la realizzazione di forme di gestione dei progetti abitativi strutturata secondo i bisogni delle persone, ove sia preponderante la valenza sociale degli interventi, in massima aderenza al contesto socio-culturale in cui si inserisce il progetto e vi sia, quindi, un supporto pubblico di messa a disposizione di beni e servizi importante, ma non vincolante, nella gestione delle attività;
  • la focalizzazione delle azioni sul progetto di vita della singola persona, sulla promozione di un'autonomia che si sposti dal piano assistenziale a quello educativo e sul provvedere ai bisogni promuovendo l'emancipazione dal nucleo familiare di origine educando sia alla presenza che all'assenza delle figure di riferimento.
 
Riferimenti normativi:
Ultimo aggiornamento: 18.08.2016
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