Hate speech e disabilità. Pregiudizi e violazione dei diritti

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Referente: Massimo Toschi

Partecipano: Paolo Costa- Sociologo unifi , Lia Sacchini - Garante dei diritti delle persone con disabilità del comune di Pisa,  Luciano Galardini - Garante dei diritti delle persone con disabilità del comune di S.Giuliano Terme, Donata Pagetti Vivanti - FISH, Luca Menesini - Sindaco del Comune di Capannori, Gabriele Tomei - Assessore welfare comune di Viareggio

Alle tante forme di discriminazione che affliggono  le persone con disabilità, le quali incontrano ostacoli nel mondo del lavoro, della formazione, della mobilità, dell’assistenza e abitazione, vanno aggiunti i reati compiuti nei loro confronti  classificati come “crimini d’odio” qualora siano motivati da pregiudizio e avversione, definizione utilizzata in alcuni Paesi per distinguere, tra i vari reati, quelli commessi contro le persone per motivi di religione, genere, orientamento sessuale, provenienza nazionale e disabilità

Le parole d’odio , “hate speech”, nei confronti delle persone con disabilità violano l’articolo 16 della Convenzione ONU 16  (Libertà da sfruttamento, violenza e abuso). L’abuso è infatti definito come “ogni azione, o mancata azione, risultante in una violazione dei diritti umani, delle libertà civili, dell’integrità fisica e mentale, della dignità e del benessere di una persona vulnerabile”.

Spesso le persone con disabilità, che non solo devono abituarsi a sentire nominare la propria disabilità come forma di insulto corrente,  sono anche oggetto di aggressioni e violenze più spesso delle persone normodotate. In particolare, i minori con disabilità corrono un rischio da tre a quattro volte maggiore dei coetanei non disabili di essere trascurati dai genitori, vivere in istituto, subire violenze fisiche o sessuali e di non venir presi in considerazione da servizi e agenzie che si occupano della protezione dei minori.

Ultimo aggiornamento: 29.09.2017
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